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La cattiveria che Milano

La cattiveria gratuita che riesce a raccogliere Milano quando qualcuno prova solo ad accennarle un complimento è imbarazzante. Ammiro la sua capacità di fottersene dei giudizi altrui, quella sua attitudine grande ad andare avanti a testa alta e veloce godendo della propria imperfezione con una non comune ironia. La ammiro, infine, per quelle sue porte da sempre aperte per tutti, ingrati compresi, spalancate giornalmente senza troppo clamore. E la stimo per quella santa pazienza che ogni volta sa tirare fuori quando le si nega una evidente e immensa bellezza. 

Ps: ho avuto la brillante idea di leggere, mentre facevo pipì, i commenti alla notizia di Milano come prima città italiana nella classifica della qualità della vita del Sole24Ore. Santo cielo, che peso, oh. Non ho intenzione di riportarli. Se volete rovinarvi la pipì, cercateli.

silvia kenya

Se c’è una persona che sta difendendo Silvia

Se c’è una persona che sta difendendo Silvia, il suo diritto ad andare in Kenya pur essendo, evidentemente, un’esperienza pericolosa ed avventata, quello è Massimo Gramellini. Se ci leggete del fascismo, avete delle fisse eccessive, non avete bene idea di che cosa sia (il fascismo) e, soprattutto, vi sfugge il concetto di libertà di opinione. Ma non solo. Vi sfugge pure il concetto di paternità, che non è paternalismo. E’ quell’atteggiamento che invita i figli alla prudenza, a stare lontano dai guai, ad evitare situazioni pericolose nelle quali i figli comunque, ma guarda un po’, si vanno a cacciare perchè tante volte i giovani fanno i giovani e gli adulti fanno gli adulti, pensa un po’ te che roba. E tante volte gli adulti si dimenticano, come dice Gramellini, di quando avevano vent’anni e facevano i giovani. E tante altre volte, noi ci preoccupiamo di schierarci da una parte o dall’altra senza immedesimarci, senza avere un’opinione, con la sola illusione maledetta che basti avere un diritto per essere umani.
Silvia Libera! <3

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Poesie dai binari del treno

Poesie a #RiminiFiera.

Treno per Bologna in ritardo di 20 minuti, panico da “oddio dov’è la mia carrozza, in testa o in coda, in testa o in coda?”, gente che cambia direzione di 180° che manco Ronaldo, quello più forte, prima del ginocchio. In questa quinta da Apocalisse, il controllore invisibile pensa bene di metter fretta all’orda che ride, urla, impazzisce: soffia nel suo fischietto allegramente e lo fa tre volte.

Insurrezione. “Zitto te ne devi stare!” spiega il primo uomo corpulento parlando col treno appena giunto. “Ti metto le mani addosso!” aggiunge severa ma giusta una 50enne educata in tacchi e bel vestito con falcate da due metri l’una (sempre rivolgendosi ai binari). La gente corre, saltella sul posto, è trance agonistica. Stupenda Italia dei trasporti. Stupenda. Avrei pagato per vedere la scena da dentro il treno. Peccato.

gianfelice

Il dono è la vita

Sull’argomento ho vissuto e letto. E ho letto di chi ha vissuto e ne ha scritto. Anche se, personalmente, non ho mai buttato giù mezzo rigo che avesse come titolo la parola “cancro”. L’altro giorno, prima che scoppiasse un caso intorno alla Toffa, mi è ricapitata in mano questa pagina per puro caso e parlo di un libro che ho letto almeno sei anni fa.

Il punto è che dipende da quanto ci vai dentro alle cose, da quanto hai voglia di farle uscire e da quale aspetto hai deciso di approfondire pur sapendo che un argomento come questo non si esaurisce certo in un libro o in cento o in mille. In fondo, parlare di cancro è parlare della morte e parlare della morte è, a sua volta, parlare della vita, su questo non ci sono dubbi: si esaurirà mai questo argomento? No.

Un tweet di presentazione di un libro, perdonatemi tanto, ma non sarà mai abbastanza per provare a raccontare l’odore di un hospice, in qualsiasi modo lo si viva. Per il resto, ognuno legge quel che vuole e quel che può. Io nelle parole della Toffa vedo della goffaggine, un tentativo di “dai che ce la fai” che non ho mai amato ma per il quale non la condanno di certo (non amo neanche il “la sua vita l’ha fatta” o “ha smesso di soffrire” per dirne un paio che van per la maggiore. Ma mica mando affanculo chi dice queste frasi e mica sono in pochi, tra l’altro). Non ci ho letto nulla di omeopatico, per dirvela breve, né alcun trattato di stregoneria secondo il quale “anche solo se si vuole si può”: ci ho letto il “dai che ce la fai e se non ce la fai provaci comunque, io ce l’ho fatta, dai dai dai” che a pensarci bene è meglio di un “devi morire”. Pensare poi che lo stia facendo per vendere il libro, bo, non ci ho creduto manco per sbaglio. In fondo in quel che dicono gli altri ci leggiamo le nostre paure, ci mettiamo dentro le nostre debolezze, le nostre storie e i nostri vizi peggiori. Per il resto, per raccontare la vita ci vuole anche un pizzico di talento. In questa pagina qui sotto, c’è. Poi lo so che il dono è la vita. Ma neanche sta cosa è sempre condivisa, pensa un po’.

– “Se no che gente saremmo” di Gianfelice Facchetti –

gallo toldo

I sogni che sono?

Naturalmente ho sognato Toldo stanotte. Trovandomi a Sesto Marelli mi ha detto “cosa ci fai te qui?” e mi ha dato un passaggio in macchina. Siamo andati ad una conferenza dove poi volevo parcheggiare io la sua auto dentro nell’antibagno di un oratorio e dove un prete con i capelli rossi ha commentato questo mio slancio con un bestemmione. Toldo poi lamentava di non aver ancora studiato gli appunti del Mac Donald e mi raccontava che voleva licenziarsi.

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Non ci voglio andare

Mio zio Richetto ha appena detto che lui non va al cimitero perché vuole boicottare le pompe funebri: “Milleduecento euro per la lapide della zia Ietta. Ma che va in mona, va”.
Che poi è lo stesso che quando è venuto in Lombardia dal Veneto ha perso un lavoro perché gli han detto di presentarsi “stubass” e lui cazzo ne sapeva che stubass voleva dire “pomeriggio”. Ma tanto, “arrivavi in Lombardia al venerdì e al lunedì già lavoravi, ti prendevano senza conoscerti”. Storie della domenica.

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Il pirla di fronte a voi

È d’un simpatico come il giudizio su sta storia della domenica al lavoro oscilli da un’area politica all’altra a seconda della posizione del nemico che, davvero, ho manciate di tenerezza per tutti stamattina. Curatevi. Che a furia di non avere un pensiero vostro bensì esclusivamente contrario a quello del pistola seduto di fronte di voi, vi faranno pensare quel che vorranno, semplicemente dicendovi che non lo dovete pensare. Babbi di minchia a mazzi.