Le tartarughe tornano sempre: eroi e cliché

romanzo_feltrinelli_tartarughe
Di Enzo Gianmaria Napolillo

Una scrittura leggera, che disegna mondi meravigliosi, quella di Enzo Gianmaria Napolillo,  nel suo libro “Le tartarughe tornano sempre“, edito da Feltrinelli. Un testo che descrive e quasi obbliga a chiudere gli occhi per immaginare da vicino quel che si sta assaporando con la lettura.
Una giovanile storia d’amore tra mare, colori, profumi e inverni che passano, con nel mezzo la lontananza. E il vento.
Sullo sfondo, un’isola, mai citata con il nome vero ma dalla quale si vede l’Africa, è l’isola dove vive Salvatore, un ragazzo adolescente che cresce, orgoglioso, con i grandi valori del Sud. E poi c’è Giulia, figlia di gente che sull’isola ci va in vacanza. Gente arrogante, che ha fatto carriera, che sfrutta l’isola per andarci in villeggiatura, che odia i migranti che sull’isola cercano la salvezza, trovando la morte.
Gente di Milano.

Salvatore è un eroe senza macchia, invece, mite, che non sopporta il puzzo del compromesso, al cospetto di un mondo, quello di Milano – città citata per intero, descritta come grigia, fredda, con la nebbia – che invece è ricco, opulento, fatto di gente con il Rolex al polso, un mondo arrogante, che pensa che con i soldi si possa comprare tutto. Invece, Salvatore, che ama Giulia, sa che nulla si può comprare, che l’onore e i sacrifici sono tutto, come quelli fatti da suo padre in mare, sull’isola. Salvatore ama Giulia, che torna a Milano d’inverno, e ama l’isola, i prodotti gustosi e freschi della sua terra, messi a confronto con i precotti delle periferie di Sesto San Giovanni- altra città citata per intero – con le case scrostate, senza colori e le lampadine attaccate con un filo penzolante e amaro al soffitto. Cibi che crescono direttamente nelle vaschette, non certo nel mare e sulla terra come sulla sua isola dove si fa bollire l’acqua e si butta la pasta.

 

Salvatore è un eroe buono, non ha difetti, ma è anche spavaldo e quando vede per la prima volta la neve non ne rimane affascinato, assolutamente no, perchè cosa sarà mai la neve in confronto al suo mare, nella neve non ci puoi mica nuotare! La affronta con sfrontatezza e aria sognante,  invece, la neve, partecipando ad una gara di bob con dei bambini e, ovviamente, con Giulia.
Una tenerezza.

Salvatore salva i migranti che arrivano dal mare, li salva da eroe qual è, e spiega a tutti come fare a salvare migranti, mentre a Milano lo pagano in nero, poco, male, per fare l’imbianchino. Quando lui, invece, voleva fare lettere.

Non solo. Mentre a Milano investono i rumeni con i furgoncini pieni di latte per la vernice e mentre ai rumeni, a Milano, si urlano in mezzo alla strada frasi del tipo “dovevo ammazzarti”, Salvatore diventa sempre più un osso duro, orgolioso, un vero uomo del Sud con sani principi e saldi valori. L’amore con Giulia prosegue, va avanti nel cuore di Salvatore, mentre Giulia ha tanti amori. E lui la perdona perchè lei, negli occhi degli altri, cerca se stessa e cerca Salvatore. Salvatore perdona perchè ama, perchè è innamorato. Anche se è del Nord e anche se tradisce, Giulia merita una seconda possibilità. Mentre i genitori di Giulia litigano, i genitori di Salvatore si amano.

Una storia ricca di cliché, raccontati da un narratore esterno che parteggia per i personaggi della sua storia. Da vero eroe. Anche il narratore è un eroe. Scritto in maniera meravigliosamente scorrevole: che lo vuoi leggere tutto e subito. Un quadro.

Elena Sandre
@elenasandre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *