Rio Day 3 – Devo essermi ambientata. Vi racconto le mamme sulla Digital

yudinis_castillo
Medaglia d’argento e mamma.

Eh, io avrei voluto tanto tanto prendere un fuso che mi permettesse di fare addominali e di arrivare a casa, pronta per entrare nel gruppo della preparazione della mia squadra che sta sudando a suon di corse e palle varie. Avrei tanto voluto aprire gli occhi a palla alle cinque del mattino e scendere nella palestra del condominio. Ma, purtroppo (purtroppo eh), niente, ho preso che dormo tutta notte, filata, come un ghiro proprio, di gusto, sogno pure. E mi sveglio un minuto prima che suoni la sveglia. Poi ve lo confesso: ho fatto pipì nella doccia, per la prima volta da quando sono qui. Mi sono ambientata, è evidente.
(per chi si sta scandalizzando, al mondo esistono due tipologie di persone: chi fa pipì nella doccia e i fottuti bugiardi).

Ieri è stata la prima giornata di gare, che si è rivelata un tritacarne vero e proprio ma che mi ha permesso di andare alla ricerca di storie interessanti e, diciamocelo, tanto note nell’ambiente paralimpico, quanto sconosciute fuori. Per esempio, c’è Yunidis Castillo che, prima di ieri, nella sua storia di atleta, aveva vinto soltanto medaglie d’oro a cinque cerchi. Mi spiego meglio: da Pechino a Londra, le volte che la cubana è salita sul podio lo ha fatto sul gradino più alto. Ne ha vinte cinque. Ieri, all’ultimo salto, una ragazza di 19 anni, la neozelandese Anna Grimaldi, l’ha battuta di pochi centimetri, portandosi a casa la medaglia più ambita e spodestandola da un Olimpo che, davvero, in pochi soltanto possono vantare e al quale pochissimi possono aspirare: “E’ la vita dell’atleta” mi ha spiegato lei. che a 10 anni è stata sbalzata fuori dal pullman sul quale stava viaggiando andando a fare una gara di judo: braccio destro amputato e le porte dell’atletica aperte per scrivere la storia. E comunque certo: è la vita dell’atleta. I miti non esistono, anche gli atleti che sembrano infallibili sono umani. E non è scontato da capire in un mondo in cui, siccome guadagni tanto, devi sopportare tanto.
Tra le altre cose, Yudinis è mamma di un bambino di 2 anni ed è tornata dopo la maternità per vincere una medaglia d’argento (mica bruscoli). Prendendo spunto da lei, sulla digital di Gazzetta dello Sport, sezione Premium, ho raccontato la storia delle mamme che nella prima giornata di gare hanno preso medaglie: sono quattro e vengono da Francia, America Cuba e Messico. Mamme? Che fanno sport? Che hanno una disabilità? Che vincono medaglie? Nothing is impossibile. Certo, bisogna metter via la tendenza al lamento (non certo solo le mamme). Se vi va, abbonatevi a Gazzetta Digital e leggete.

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