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VITA DA BADANTE – Vai a letto che è tardi

nonna ok

Vita da Badante | #dinotte
1.30 di notte. Scendo a prendere l’acqua. Trovo mia nonna che manovra i telcomandi di Sky e tv come fosse un magazziniere classe 1962 col muletto. Mi guarda e, quasi incazzata, mi dice: “Ma la Fiorentina?”. “Ha vinto”. “Eh, si sapeva! Vai a letto!”.
E stamattina mi ha accolto con un “Ciao Gloria”.
#BuongiornoNonna

VITA VISSUTA – Perdersi a Bergamo a pranzo quando fuori piove

28816221 - cosy wooden restaurant - mountain chalet

E comunque, ve la racconto. Ieri mi son persa a Bergamo. Strano.
Dovevo andare allo Stadio e mi son ritrovata da tutt’altra parte: pioveva, il telefono era ovviamente scarico (e il navigatore stava nel telefono).
Ad un certo punto, un miraggio: “Osteria”.
Va beh. E’ mezzogiorno e mezzo. Mi fermo, no?
E fermati.
Entro e ritrovo quell’ambiente famigliare del Bar Paradise quando mio padre metteva a mangiare insieme gente che non si conosceva manco per le palle.Delle volte obbligando i clienti a sedersi in braccio ad altri clienti che poi diventavano amici, fratelli.
La cameriera mi dice: “Aspetti un attimo”.
Io mi fermo sulla porta della saletta e sento la stessa cameriera che urla “Tarcisioooooo, tu al tavolo da due con la signorina!” (con accento bergamasco violento).
Ecco. Confesso di essermi girata con calma e con il “bip bip” delle Iene a martellarmi il cervello. Nel mentre, terrore e immagini di sangue viaggiavano nei miei pensieri (da buona brianzola).
Temevo, che ne so, di finire al tavolo con un serial killer con un maglione bianco a collo alto, i capelli leccati e gli occhi lucidi pronto a chiudermi in qualche scantinato con April di “Quando si ama”.
Invece è arrivato lui: il gommista. Che con le mani da meccanico ha ordinato per entrambi e mi ha raccontato tutti i fatti suoi (maaaa, tutti eh): il mutuo (bestemmia), il commercialista (bestemmia), l’ex moglie, la passione per la caccia, il bambino biondo, il mercoledì dedicato alla visita alla donna delle pulizie (rigorosamente sposata) che gli manda anche le foto col cellulare. Che foto? Beh, le foto. Avete capito che foto, no?
Ha chiuso il pranzo con un “Non potevo andarci dalla donna delle pulizie, oggi. Ho mal di schiena”.
Mi son sentita di dirgli la mia, vista la confidenza.
“Va beh, stavi sotto no?”.
#IlMioMondo #Berghem #Osterie #GrazieDiTutto

Sunto dei libri letti nel 2016 – Consigli personalissimi

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39081342 – many old books in a book shop or library. toned image

Mi ero prefissata di leggerne 100 di libri, nel 2016.
Sì, lo so che tutti mi han detto – i più gentili – “Ma sei scema?”.
Ma è stato bello provarci. Nel mezzo ho dato l’esame di stato da giornalista , ho letto bigini su bigini e cose che non possono essere davvero classificate come “libri” e, forse, in questo frangente, ho perso un po’ di tempo (senza forse). Read more

Oceano Padano – L’ironia del Nord che fa commuovere e ridere insieme

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AVVERTENZA.
Questa recensione è scritta al grido di “I libri sono di chi li legge”.

Poesia, delle volte. Racconto verità, delle altre. Oceano Padano di Mirko Volpi – al quale, sì, non ho resistito, ho chiesto l’amicizia su Facebook – è un libro che, grazie a Dio, non canta delle bellezze acclarate, che tanto cosa si canta a fare delle bellezze acclarate, se la vera bellezza è vedere con gli occhi, e non leggere le bellezze acclarate?
Canta del bello di vedere i colori sotto la nebbia, di scovare i profumi che non t’aspettavi esistessero, canta di una bellezza utile, come l’acqua che irriga i campi. Fa piegare dal ridere perché, nel suo raccontare, trova ironia e commozione nelle pieghe di un grugno, inciampa nel romanticismo di una camporella improbabile al limite del fosso, nutre simpatia per una smorfia. E, soprattutto, non spiega la propria terra parlando degli altri, piccolo inganno nel quale spesso, quando si racconta di un territorio, si cade inesorabilmente.

Trova amore negli atteggiamenti crudi di un popolo – quello padano in senso stretto – che non ha la pretesa di piacere a tutti, di vantare chissà cosa. Racconta anche gli spigoli dell’Oceano padano, dei suoi confini, improbabili, dove la terra è più fertile per riderci su, per costruire teatri che si tramandano e si tramandano, nei secoli dei secoli, amen.

Scrive bene Mirko Volpi, della sua Nosadello, della noia, che noia rimane, ma della quale non si può fare a meno se nella vita si punta alla felicità. Noia, noia, una consonante e tre vocali, suono dolce e pesante allo stesso tempo.

Mi ha commosso il pezzo in cui racconta delle sue avventure da giornalista locale, lui che era per tutti “il giornalista”. Ne so qualcosa, di sagre, feste in oratorio, dell’abilità di vedere notizie dove non succede mai niente, di gente poco abituata all’idea di finire sui giornali. Salvo poi cambiare lavoro e vedere negli occhi de ” i gent” la delusione per una carriera che non ha preso il volo. A me invece capita che se in paese dico che scrivo per la Gazzetta dello Sport, ci sono dei vecchietti che, alla parola Gazzetta, aggiungono un consolatorio “Se…della Martesana”. Non ci credono, ma neanche per sbaglio.

Descrive bene i padani, ma forse i lombardi in generale, restii a smancerie, ai sentimenti ostentati. Io, figlia di un papà veneto – e quindi un poco terronico – e di una brianzola che quando le chiedo, in pieno stile Volpi, “mamma sono la cosa più importante della tua vita?”, io, figlia unica, mi sento rispondere testuali parole: “Sì, Elena, basta che adesso la smetti di rompere i coglioni, dai, su, vai, che ho i mestieri da fare!”. E non scherzo, mi dice proprio così.

Descrive l’orgoglio di volersi bene, senza dirselo, solleva tutti noi dagli obblighi formali, dal dire quello che si sente, sempre, quello che si pensa, sempre, di abbracciare i grandi temi macro del mondo, sottolineando invece il desiderio di occuparsi della semplicità del proprio universo. Esalta il silenzio e la vita vera. Parla di Milano, di quella sua forza attrattiva naturale e bella, città che chiama e poi respinge, perché un provinciale, a Milano, starà bene, perché è dannatamente bella, ma Milano non sarà mai sua completamente, così come il provinciale non apparterrà mai davvero a Milano. Il tutto, pur convivendo. Che non è poco. E qui mi viene in mente la mia amica Marta che mi dice sempre “Tu lavori a Milano, il tuo ragazzo lavora a Milano. Perchè non venite ad abitare a Milano?”, ignorando che chi nasce pesce non vive sulla terra e chi nasce in terra, in acqua, prima o poi, annega.

E’ un libro che ogni lombardo, basso o alto, con  le eccezioni del caso, dovrebbe leggere. Per riscoprirsi bello. Per ridere di sé, con consapevolezza.

Il capitolo del “funeral party” è meraviglia pura. Mi sento di aggiungere, ma solo se mi promettete che andate a leggerlo “Oceano Padano”, di Mirko Volpi, Editori Laterza, collana “Contromano”, alcune frasi epiche che ho sentito dire davanti al mio semi-suocero nella bara, qualche mese fa.
Me le sono segnate e ho contagiato tutta la famiglia del defunto che ogni tre per due veniva da me a dirmi una nuova bestialità, ridendo della morte, che poi è l’unica cosa che ci rimane da fare.
(le scrivo in italiano perché ho paura di sbagliare accenti e dittonghi e il dialetto, di qualsiasi zona sia, non perdona).
“La sua vita l’ha fatta” – un classico
“La prossima sono io” – che invece è lì che fa le corna sotto la gonna
“L’ho visto dieci giorni fa al mercato”  – il cazzaro, è a letto da due mesi e lì ci è morto.

Su quattro elementi si fonda l’Oceano Padano: acqua, letame, burro e, aggiungo, sul “par ch’al dorma”.

Open e molto più di un libro. Forse un insegnamento

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Andre Agassi Open

Lo devo ammettere senza riserve. “Open” è un bel libro, eh. Ma mi aspettavo di finirlo in pochi giorni, quasi ore – per tutti quelli che lo hanno letto è stato così, diamine! – e invece a me è andato via lento. Lento come non  mai, di pagina in pagina, di riga in riga. Ma se c’è una cosa che ho imparato, da lettrice, è proprio questa: che i libri capitano nella vita e che non sempre è colpa loro se non te li divori, se non ti piacciono. Bisogna essere in due, come nell’amore: ci sei tu, il lettore, e c’è il libro. E si vede che per “Open” avevo bisogno di tempo. Del mio tempo. Read more

Paralimpiadi – Nel 2020? La sfida è nei quattro anni precedenti

tokyo 2020
Le Paralimpiadi di Tokyo 2020. E le Olimpiadi di Tokyo 2020

Fra quattro anni le Olimpiadi, eh“.
Penso sia importante che io chiuda l’esperienza paralimpica con un riassunto, diciamo così, ordinato , di emozioni e momenti.
Tante sono le persone che mi hanno detto che a Tokyo vorrebbero vedermi alle Olimpiadi, insomma, quelle che vengono prima delle Para.  Read more