Categoria: Racconti quotidiani

VITA VISSUTA – Perdersi a Bergamo a pranzo quando fuori piove

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E comunque, ve la racconto. Ieri mi son persa a Bergamo. Strano.
Dovevo andare allo Stadio e mi son ritrovata da tutt’altra parte: pioveva, il telefono era ovviamente scarico (e il navigatore stava nel telefono).
Ad un certo punto, un miraggio: “Osteria”.
Va beh. E’ mezzogiorno e mezzo. Mi fermo, no?
E fermati.
Entro e ritrovo quell’ambiente famigliare del Bar Paradise quando mio padre metteva a mangiare insieme gente che non si conosceva manco per le palle.Delle volte obbligando i clienti a sedersi in braccio ad altri clienti che poi diventavano amici, fratelli.
La cameriera mi dice: “Aspetti un attimo”.
Io mi fermo sulla porta della saletta e sento la stessa cameriera che urla “Tarcisioooooo, tu al tavolo da due con la signorina!” (con accento bergamasco violento).
Ecco. Confesso di essermi girata con calma e con il “bip bip” delle Iene a martellarmi il cervello. Nel mentre, terrore e immagini di sangue viaggiavano nei miei pensieri (da buona brianzola).
Temevo, che ne so, di finire al tavolo con un serial killer con un maglione bianco a collo alto, i capelli leccati e gli occhi lucidi pronto a chiudermi in qualche scantinato con April di “Quando si ama”.
Invece è arrivato lui: il gommista. Che con le mani da meccanico ha ordinato per entrambi e mi ha raccontato tutti i fatti suoi (maaaa, tutti eh): il mutuo (bestemmia), il commercialista (bestemmia), l’ex moglie, la passione per la caccia, il bambino biondo, il mercoledì dedicato alla visita alla donna delle pulizie (rigorosamente sposata) che gli manda anche le foto col cellulare. Che foto? Beh, le foto. Avete capito che foto, no?
Ha chiuso il pranzo con un “Non potevo andarci dalla donna delle pulizie, oggi. Ho mal di schiena”.
Mi son sentita di dirgli la mia, vista la confidenza.
“Va beh, stavi sotto no?”.
#IlMioMondo #Berghem #Osterie #GrazieDiTutto

Rio Day non lo so più- I fischi a Giada Rossi per il tetra-loop! Siam mica all’oratorio!

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Giada Rossi, 3° posto alle Paralimpiadi

Allora, ieri sono andata a vedere il tennis tavolo. A parte che è stata una figata, che amo il ping pong perché le partite che facevo al mare al 101 perché i miei genitori non mi facevano uscire di sera fino alla veneranda età di 24 anni (no va beh, scherzo dai!) mi hanno fatto amare questo sport, anche se io l’ho sempre visto come meraviglioso “ammazzatempo”. Read more

Rio Day 4 – Frengo e i servizi igienici

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Esperienze di vita

A me questo posto mi piace perchè hai pochi appigli ai quali aggrapparti. Le devi prendere e le devi portare a casa, le cose.

POTEVATE DIRMELO – Va bene tutto. Ma qualcuno di voi doveva dirmelo che “Frengo” – che si scrive “Frango” – vuol dire “pollo”. Ne ho dovuto fare diretta esperienza e non è stato un momento di forte autocoscienza, son sincera. Piuttosto di smarrimento. Read more

Rio Day 3 – Devo essermi ambientata. Vi racconto le mamme sulla Digital

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Medaglia d’argento e mamma.

Eh, io avrei voluto tanto tanto prendere un fuso che mi permettesse di fare addominali e di arrivare a casa, pronta per entrare nel gruppo della preparazione della mia squadra che sta sudando a suon di corse e palle varie. Avrei tanto voluto aprire gli occhi a palla alle cinque del mattino e scendere nella palestra del condominio. Ma, purtroppo (purtroppo eh), niente, ho preso che dormo tutta notte, filata, come un ghiro proprio, di gusto, sogno pure. E mi sveglio un minuto prima che suoni la sveglia. Poi ve lo confesso: ho fatto pipì nella doccia, per la prima volta da quando sono qui. Mi sono ambientata, è evidente.
(per chi si sta scandalizzando, al mondo esistono due tipologie di persone: chi fa pipì nella doccia e i fottuti bugiardi).

Ieri è stata la prima giornata di gare, che si è rivelata un tritacarne vero e proprio ma che mi ha permesso di andare alla ricerca di storie interessanti e, diciamocelo, tanto note nell’ambiente paralimpico, quanto sconosciute fuori. Per esempio, c’è Yunidis Castillo che, prima di ieri, nella sua storia di atleta, aveva vinto soltanto medaglie d’oro a cinque cerchi. Mi spiego meglio: da Pechino a Londra, le volte che la cubana è salita sul podio lo ha fatto sul gradino più alto. Ne ha vinte cinque. Ieri, all’ultimo salto, una ragazza di 19 anni, la neozelandese Anna Grimaldi, l’ha battuta di pochi centimetri, portandosi a casa la medaglia più ambita e spodestandola da un Olimpo che, davvero, in pochi soltanto possono vantare e al quale pochissimi possono aspirare: “E’ la vita dell’atleta” mi ha spiegato lei. che a 10 anni è stata sbalzata fuori dal pullman sul quale stava viaggiando andando a fare una gara di judo: braccio destro amputato e le porte dell’atletica aperte per scrivere la storia. E comunque certo: è la vita dell’atleta. I miti non esistono, anche gli atleti che sembrano infallibili sono umani. E non è scontato da capire in un mondo in cui, siccome guadagni tanto, devi sopportare tanto.
Tra le altre cose, Yudinis è mamma di un bambino di 2 anni ed è tornata dopo la maternità per vincere una medaglia d’argento (mica bruscoli). Prendendo spunto da lei, sulla digital di Gazzetta dello Sport, sezione Premium, ho raccontato la storia delle mamme che nella prima giornata di gare hanno preso medaglie: sono quattro e vengono da Francia, America Cuba e Messico. Mamme? Che fanno sport? Che hanno una disabilità? Che vincono medaglie? Nothing is impossibile. Certo, bisogna metter via la tendenza al lamento (non certo solo le mamme). Se vi va, abbonatevi a Gazzetta Digital e leggete.

Rio Day 2 – Storia di una cerimonia e di un Paese

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Martina Caironi portabandiera azzurra a Rio de Janeiro

Prima di spiegarvi bene che roba è stata assistere alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, faccio un appello per le prossime: voglio essere quella che balla la musica zarra ai bordi della pista dove sfilano le nazioni, una di quelli che ieri sera erano vestiti di azzurro. Giuro, avrei pagato oro per alzare le braccia in mezzo a sto casino a ritmo di dance piena di bassi.  Ma temo che il Giappone, nel 2020, sarà – come dire – più sobrio. Read more

Rio Day 1 – Colori, fiori di Bach e da domani si fa sul serio

Comprato un anno fa. Ci siamo.
Comprato un anno fa. Ci siamo.

E niente oh.
Pare che io sia arrivata veramente a Rio de Janeiro. Che abbia sul serio preso già un taxi brasiliano, e vi assicuro che è un’esperienza, pare davvero che io abbia un accredito con la mia faccia bianca – ma bianca –  che mi permette di passare i controlli. Read more

Viaggiare nei Balcani – Breve reportage tra Croazia, Bosnia e Montenegro

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Viaggiare nei Balcani: Croazia, Bosnia e Montenegro

Viaggiare nei Balcani. Purtroppo non sono riuscita a toccare tutti i Paesi che avrei voluto. Ma il viaggio, di per sè, è già stato impegnativo così. Dalla Croazia alla Bosnia, passando per qualche ora dal Montenegro, ci si accorge di essere curiosi. Curiosi di sapere come sia stata quella guerra che, per quelli della mia età, è stata una guerra davvero vicina. Read more