Categoria: Racconti quotidiani

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I fiori al cimitero come stanno?

Giorni in cui ti affacci alla finestra, indecisa tra il sole e il freddo che punge, con il pensiero fisso di come staranno i fiori al cimitero, a tendere il collo che ti sembra di vederle, le nonne e tutti gli altri.
Che poi: non ci vai mai volentieri al cimitero e, invece, in questi giorni, ci andresti ad aprirlo e chiuderlo, con lo stesso ragionamento del cuore e del fisico che fanno i corridori che fino a un mese fa han preso l’auto per andare in garage a prendere l’auto e che oggi vorrebbero correre fino a New York, fino allo stremo, spinti da uno spirito di sopravvivenza che, prima o poi, esce in chiunque. Loro, che tanto, dai nostri balconi, abbiamo odiato settimana scorsa, io li capisco, eccome. Ma basta pensare. Su che è l’ora: ferma un attimo il lavoro che c’è da andare fino al cancello a prendere l’aria del mattino. In attesa che torni anche il mercato a parcheggiarmi proprio dove ora vado cercando il sole.

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I sogni che sono?

Naturalmente ho sognato Toldo stanotte. Trovandomi a Sesto Marelli mi ha detto “cosa ci fai te qui?” e mi ha dato un passaggio in macchina. Siamo andati ad una conferenza dove poi volevo parcheggiare io la sua auto dentro nell’antibagno di un oratorio e dove un prete con i capelli rossi ha commentato questo mio slancio con un bestemmione. Toldo poi lamentava di non aver ancora studiato gli appunti del Mac Donald e mi raccontava che voleva licenziarsi.

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Non ci voglio andare

Mio zio Richetto ha appena detto che lui non va al cimitero perché vuole boicottare le pompe funebri: “Milleduecento euro per la lapide della zia Ietta. Ma che va in mona, va”.
Che poi è lo stesso che quando è venuto in Lombardia dal Veneto ha perso un lavoro perché gli han detto di presentarsi “stubass” e lui cazzo ne sapeva che stubass voleva dire “pomeriggio”. Ma tanto, “arrivavi in Lombardia al venerdì e al lunedì già lavoravi, ti prendevano senza conoscerti”. Storie della domenica.

VITA VISSUTA – Perdersi a Bergamo a pranzo quando fuori piove

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E comunque, ve la racconto. Ieri mi son persa a Bergamo. Strano.
Dovevo andare allo Stadio e mi son ritrovata da tutt’altra parte: pioveva, il telefono era ovviamente scarico (e il navigatore stava nel telefono).
Ad un certo punto, un miraggio: “Osteria”.
Va beh. E’ mezzogiorno e mezzo. Mi fermo, no?
E fermati.
Entro e ritrovo quell’ambiente famigliare del Bar Paradise quando mio padre metteva a mangiare insieme gente che non si conosceva manco per le palle.Delle volte obbligando i clienti a sedersi in braccio ad altri clienti che poi diventavano amici, fratelli.
La cameriera mi dice: “Aspetti un attimo”.
Io mi fermo sulla porta della saletta e sento la stessa cameriera che urla “Tarcisioooooo, tu al tavolo da due con la signorina!” (con accento bergamasco violento).
Ecco. Confesso di essermi girata con calma e con il “bip bip” delle Iene a martellarmi il cervello. Nel mentre, terrore e immagini di sangue viaggiavano nei miei pensieri (da buona brianzola).
Temevo, che ne so, di finire al tavolo con un serial killer con un maglione bianco a collo alto, i capelli leccati e gli occhi lucidi pronto a chiudermi in qualche scantinato con April di “Quando si ama”.
Invece è arrivato lui: il gommista. Che con le mani da meccanico ha ordinato per entrambi e mi ha raccontato tutti i fatti suoi (maaaa, tutti eh): il mutuo (bestemmia), il commercialista (bestemmia), l’ex moglie, la passione per la caccia, il bambino biondo, il mercoledì dedicato alla visita alla donna delle pulizie (rigorosamente sposata) che gli manda anche le foto col cellulare. Che foto? Beh, le foto. Avete capito che foto, no?
Ha chiuso il pranzo con un “Non potevo andarci dalla donna delle pulizie, oggi. Ho mal di schiena”.
Mi son sentita di dirgli la mia, vista la confidenza.
“Va beh, stavi sotto no?”.
#IlMioMondo #Berghem #Osterie #GrazieDiTutto