Categoria: Social Network e altri Paradossi

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La cattiveria che Milano

La cattiveria gratuita che riesce a raccogliere Milano quando qualcuno prova solo ad accennarle un complimento è imbarazzante. Ammiro la sua capacità di fottersene dei giudizi altrui, quella sua attitudine grande ad andare avanti a testa alta e veloce godendo della propria imperfezione con una non comune ironia. La ammiro, infine, per quelle sue porte da sempre aperte per tutti, ingrati compresi, spalancate giornalmente senza troppo clamore. E la stimo per quella santa pazienza che ogni volta sa tirare fuori quando le si nega una evidente e immensa bellezza. 

Ps: ho avuto la brillante idea di leggere, mentre facevo pipì, i commenti alla notizia di Milano come prima città italiana nella classifica della qualità della vita del Sole24Ore. Santo cielo, che peso, oh. Non ho intenzione di riportarli. Se volete rovinarvi la pipì, cercateli.

silvia kenya

Se c’è una persona che sta difendendo Silvia

Se c’è una persona che sta difendendo Silvia, il suo diritto ad andare in Kenya pur essendo, evidentemente, un’esperienza pericolosa ed avventata, quello è Massimo Gramellini. Se ci leggete del fascismo, avete delle fisse eccessive, non avete bene idea di che cosa sia (il fascismo) e, soprattutto, vi sfugge il concetto di libertà di opinione. Ma non solo. Vi sfugge pure il concetto di paternità, che non è paternalismo. E’ quell’atteggiamento che invita i figli alla prudenza, a stare lontano dai guai, ad evitare situazioni pericolose nelle quali i figli comunque, ma guarda un po’, si vanno a cacciare perchè tante volte i giovani fanno i giovani e gli adulti fanno gli adulti, pensa un po’ te che roba. E tante volte gli adulti si dimenticano, come dice Gramellini, di quando avevano vent’anni e facevano i giovani. E tante altre volte, noi ci preoccupiamo di schierarci da una parte o dall’altra senza immedesimarci, senza avere un’opinione, con la sola illusione maledetta che basti avere un diritto per essere umani.
Silvia Libera! <3

gianfelice

Il dono è la vita

Sull’argomento ho vissuto e letto. E ho letto di chi ha vissuto e ne ha scritto. Anche se, personalmente, non ho mai buttato giù mezzo rigo che avesse come titolo la parola “cancro”. L’altro giorno, prima che scoppiasse un caso intorno alla Toffa, mi è ricapitata in mano questa pagina per puro caso e parlo di un libro che ho letto almeno sei anni fa.

Il punto è che dipende da quanto ci vai dentro alle cose, da quanto hai voglia di farle uscire e da quale aspetto hai deciso di approfondire pur sapendo che un argomento come questo non si esaurisce certo in un libro o in cento o in mille. In fondo, parlare di cancro è parlare della morte e parlare della morte è, a sua volta, parlare della vita, su questo non ci sono dubbi: si esaurirà mai questo argomento? No.

Un tweet di presentazione di un libro, perdonatemi tanto, ma non sarà mai abbastanza per provare a raccontare l’odore di un hospice, in qualsiasi modo lo si viva. Per il resto, ognuno legge quel che vuole e quel che può. Io nelle parole della Toffa vedo della goffaggine, un tentativo di “dai che ce la fai” che non ho mai amato ma per il quale non la condanno di certo (non amo neanche il “la sua vita l’ha fatta” o “ha smesso di soffrire” per dirne un paio che van per la maggiore. Ma mica mando affanculo chi dice queste frasi e mica sono in pochi, tra l’altro). Non ci ho letto nulla di omeopatico, per dirvela breve, né alcun trattato di stregoneria secondo il quale “anche solo se si vuole si può”: ci ho letto il “dai che ce la fai e se non ce la fai provaci comunque, io ce l’ho fatta, dai dai dai” che a pensarci bene è meglio di un “devi morire”. Pensare poi che lo stia facendo per vendere il libro, bo, non ci ho creduto manco per sbaglio. In fondo in quel che dicono gli altri ci leggiamo le nostre paure, ci mettiamo dentro le nostre debolezze, le nostre storie e i nostri vizi peggiori. Per il resto, per raccontare la vita ci vuole anche un pizzico di talento. In questa pagina qui sotto, c’è. Poi lo so che il dono è la vita. Ma neanche sta cosa è sempre condivisa, pensa un po’.

– “Se no che gente saremmo” di Gianfelice Facchetti –

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Il pirla di fronte a voi

È d’un simpatico come il giudizio su sta storia della domenica al lavoro oscilli da un’area politica all’altra a seconda della posizione del nemico che, davvero, ho manciate di tenerezza per tutti stamattina. Curatevi. Che a furia di non avere un pensiero vostro bensì esclusivamente contrario a quello del pistola seduto di fronte di voi, vi faranno pensare quel che vorranno, semplicemente dicendovi che non lo dovete pensare. Babbi di minchia a mazzi.

Paralimpiadi – Nel 2020? La sfida è nei quattro anni precedenti

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Le Paralimpiadi di Tokyo 2020. E le Olimpiadi di Tokyo 2020

Fra quattro anni le Olimpiadi, eh“.
Penso sia importante che io chiuda l’esperienza paralimpica con un riassunto, diciamo così, ordinato , di emozioni e momenti.
Tante sono le persone che mi hanno detto che a Tokyo vorrebbero vedermi alle Olimpiadi, insomma, quelle che vengono prima delle Para.  Read more

Fertility Day – La malizia è negli occhi di chi guarda

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Stili di vita scorretti e mancato equilibrio comunicativo

Premesso che Beatrice Lorenzin, l’intero Ministero e l’agenzia creativa che si sta occupando delle campagne pubblicitarie del Fertility Day hanno appurato di avere qualche problema con l’equilibrio comunicativo, ecco, mi spiace ma nel caso della seconda campagna, quella della abitudini sane che ti aiuterebbero a procreare, stiamo toppando tutti. Read more

Al di là del dibattito, la Costituzione non tutela la procreazione

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La Costituzione non tutela la procreazione. Punto.

La Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile.
Buon Dio, aiutali tu, davvero. Ma quando mai?
A parte il messaggio che è di per sé aberrante (“Procrea quando te lo dico, sii cosciente e responsabile, come ti dico io, non accettare caramelle dagli sconosciuti, i figli nati come dico io sono buoni, gli altri iettali”), c’è un’ignoranza di base che davvero mi sconforta.

Essendo io una giurista, anche se scarsa e scaduta, non ho potuto fare a meno di stare attenta alle parole di quello che considero – per deformazione professionale – il copy peggiore della campagna.
Ecco, perché, va bene la pubblicità progresso, va bene la voglia di puntare su argomenti fondamentali come la fertilità e la famiglia, perché lo sono, sono argomenti importantissimi.
Ma i contenuti hanno la loro centralità, cazzo.
La forma, che è sostanza, anche.

La Costituzione non tutela proprio quella cosa che dice la pessima campagna del #fertilityday (ma dove diavolo è scritto che tutela la procreazione?).
Anzi, nella fattispecie, sono andata a riguardarmi che cosa tutela la Costituzione. O meglio, la Repubblica.

Rileggendomi i 139 articoli, ho appurato che la Repubblica tutela, in ordine semi-sparso: le minoranze linguistiche, il patrimonio artistico, storico, il paesaggio, il lavoro e, infine, sì, tutela la salute, caro il mio articolo 32. Della procreazione non c’è traccia, né tanto meno cosciente e responsabile (dare degli aggettivi alla procreazione è come decidere, a prescindere, che qualcuno può fare figli e qualcuno no. Per fortuna ci pensa la natura, mi ha detto una volta un sindaco di paese. E’ come giudicare la vita: pensate che roba se la Repubblica tutelasse la vita degna. Ambè).

Poi, che dire: la Repubblica promuove  la cultura,  riconosce i diritti della famiglia. Un sacco di altre cose. Ma il punto è questo: come un Ministero può citare la Costituzione, che dovrebbe essere la sua bibbia, soprattutto nella parte dei principi fondamentali e dei diritti, sbagliando la terminologia? Nel 1947-48, secondo voi “tutela”, “promuove”, “riconosce” furono usati a caso? O magari hanno un senso preciso? Hai voglia poi a riempirsi la bocca tutti i giorni con la Costituzione. Non serve far finta di mangiarla a colazione, se poi non si è in grado di raccontare il sapore che ha. Non ne faccio una questione medica, solo giuridica e formale (che non è proprio banale). Per il resto, magari la campagna voleva essere provocatoria, non saprei. Se qualcuno si è offeso, era libero di farlo. Io dico soltanto che quando si cita la Costituzione è bene andarsela a rileggere (ogni tanto, ma anche tutti i giorni).

Il dibattito che si è scatenato lo trovo ridicolo pure quello: chi non fa figli non li fa perché non ha le condizioni economiche per farlo? Ok. Ma i figli son sempre nati, anche durante le guerre. Semplicemente, chi non fa figli, non li fa per due motivi: perché non può (ma nel senso che “non vengono”) o perché, molto semplicemente, non vuole: che ci siano sotto-motivi economici, sociali e chissà che altro.

Infine, chiudo con un pensiero per Beatrice Lorenzin, attaccata di aver fatto figli dopo i 40 anni e, quindi, di essere portatrice con disabilità di un messaggio che lei stessa non ha dato (“I giovani genitori sono creativi…” dice la campagna e lei non lo è stata).
Non lo accetto. Mi spiace, ma anche questo fa schifo.
Se si vuole difendere il diritto di fare figli quando si vuole, il diritto a non sentirsi dire come vivere la propria vita dallo Stato, se si vuole difendere un diritto alla sfera privata, è bene essere i primi a dare il buon esempio e dare a Lorenzin il diritto di non vedersi intaccata la propria, di sfera privata.
Nessuno dica a Beatrice Lorenzin quando era meglio che procreasse, visto che nessuno vuole sentirselo dire. Facile, no? Perché ha partorito lei, la donna: Beatrice. Mica lo Stato. Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te. Prima regola del vivere civile. E qui, l’esempio di un ministro non c’entra niente. C’entra la civiltà dei cittadini che vogliono, pretendono e poi non danno.

Ps: ah, e non venitemi a dire che la tutela è deducibile da qualche altro articolo della Costituzione. Perché è una stronzata immensa. Non è scritto. Punto.

Ps2: continuate ad usare il preservativo, piuttosto. Questo forever and ever.

Firmato: una nata negli anni ’80 che ancora – fortunatamente – si sogna il contorno viola della pubblicità progresso contro l’HIV e l’AIDS.

Terremoto – “Dove dormi stanotte” è una domanda necessaria

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Il Corriere della Sera del 26 agosto 2016.

È veramente rivoltante il modo in cui in una tragedia come quella di Amatricia, di Accumoli e di Arquata, ci sia gente – leoni da tastiera si dice, vero? – che prende la palla al balzo per tirare fuori tutta la propria voglia di lamentarsi o, anche peggio, tutto il proprio livore nei confronti della vita. Read more