Fertility Day – La malizia è negli occhi di chi guarda

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Stili di vita scorretti e mancato equilibrio comunicativo

Premesso che Beatrice Lorenzin, l’intero Ministero e l’agenzia creativa che si sta occupando delle campagne pubblicitarie del Fertility Day hanno appurato di avere qualche problema con l’equilibrio comunicativo, ecco, mi spiace ma nel caso della seconda campagna, quella della abitudini sane che ti aiuterebbero a procreare, stiamo toppando tutti. Read more

Rio Day non lo so più- I fischi a Giada Rossi per il tetra-loop! Siam mica all’oratorio!

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Giada Rossi, 3° posto alle Paralimpiadi

Allora, ieri sono andata a vedere il tennis tavolo. A parte che è stata una figata, che amo il ping pong perché le partite che facevo al mare al 101 perché i miei genitori non mi facevano uscire di sera fino alla veneranda età di 24 anni (no va beh, scherzo dai!) mi hanno fatto amare questo sport, anche se io l’ho sempre visto come meraviglioso “ammazzatempo”. Read more

Rio Day 4 – Frengo e i servizi igienici

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Esperienze di vita

A me questo posto mi piace perchè hai pochi appigli ai quali aggrapparti. Le devi prendere e le devi portare a casa, le cose.

POTEVATE DIRMELO – Va bene tutto. Ma qualcuno di voi doveva dirmelo che “Frengo” – che si scrive “Frango” – vuol dire “pollo”. Ne ho dovuto fare diretta esperienza e non è stato un momento di forte autocoscienza, son sincera. Piuttosto di smarrimento. Read more

Rio Day 3 – Devo essermi ambientata. Vi racconto le mamme sulla Digital

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Medaglia d’argento e mamma.

Eh, io avrei voluto tanto tanto prendere un fuso che mi permettesse di fare addominali e di arrivare a casa, pronta per entrare nel gruppo della preparazione della mia squadra che sta sudando a suon di corse e palle varie. Avrei tanto voluto aprire gli occhi a palla alle cinque del mattino e scendere nella palestra del condominio. Ma, purtroppo (purtroppo eh), niente, ho preso che dormo tutta notte, filata, come un ghiro proprio, di gusto, sogno pure. E mi sveglio un minuto prima che suoni la sveglia. Poi ve lo confesso: ho fatto pipì nella doccia, per la prima volta da quando sono qui. Mi sono ambientata, è evidente.
(per chi si sta scandalizzando, al mondo esistono due tipologie di persone: chi fa pipì nella doccia e i fottuti bugiardi).

Ieri è stata la prima giornata di gare, che si è rivelata un tritacarne vero e proprio ma che mi ha permesso di andare alla ricerca di storie interessanti e, diciamocelo, tanto note nell’ambiente paralimpico, quanto sconosciute fuori. Per esempio, c’è Yunidis Castillo che, prima di ieri, nella sua storia di atleta, aveva vinto soltanto medaglie d’oro a cinque cerchi. Mi spiego meglio: da Pechino a Londra, le volte che la cubana è salita sul podio lo ha fatto sul gradino più alto. Ne ha vinte cinque. Ieri, all’ultimo salto, una ragazza di 19 anni, la neozelandese Anna Grimaldi, l’ha battuta di pochi centimetri, portandosi a casa la medaglia più ambita e spodestandola da un Olimpo che, davvero, in pochi soltanto possono vantare e al quale pochissimi possono aspirare: “E’ la vita dell’atleta” mi ha spiegato lei. che a 10 anni è stata sbalzata fuori dal pullman sul quale stava viaggiando andando a fare una gara di judo: braccio destro amputato e le porte dell’atletica aperte per scrivere la storia. E comunque certo: è la vita dell’atleta. I miti non esistono, anche gli atleti che sembrano infallibili sono umani. E non è scontato da capire in un mondo in cui, siccome guadagni tanto, devi sopportare tanto.
Tra le altre cose, Yudinis è mamma di un bambino di 2 anni ed è tornata dopo la maternità per vincere una medaglia d’argento (mica bruscoli). Prendendo spunto da lei, sulla digital di Gazzetta dello Sport, sezione Premium, ho raccontato la storia delle mamme che nella prima giornata di gare hanno preso medaglie: sono quattro e vengono da Francia, America Cuba e Messico. Mamme? Che fanno sport? Che hanno una disabilità? Che vincono medaglie? Nothing is impossibile. Certo, bisogna metter via la tendenza al lamento (non certo solo le mamme). Se vi va, abbonatevi a Gazzetta Digital e leggete.

Rio Day 2 – Storia di una cerimonia e di un Paese

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Martina Caironi portabandiera azzurra a Rio de Janeiro

Prima di spiegarvi bene che roba è stata assistere alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, faccio un appello per le prossime: voglio essere quella che balla la musica zarra ai bordi della pista dove sfilano le nazioni, una di quelli che ieri sera erano vestiti di azzurro. Giuro, avrei pagato oro per alzare le braccia in mezzo a sto casino a ritmo di dance piena di bassi.  Ma temo che il Giappone, nel 2020, sarà – come dire – più sobrio. Read more

Rio Day 1 – Colori, fiori di Bach e da domani si fa sul serio

Comprato un anno fa. Ci siamo.
Comprato un anno fa. Ci siamo.

E niente oh.
Pare che io sia arrivata veramente a Rio de Janeiro. Che abbia sul serio preso già un taxi brasiliano, e vi assicuro che è un’esperienza, pare davvero che io abbia un accredito con la mia faccia bianca – ma bianca –  che mi permette di passare i controlli. Read more

Al di là del dibattito, la Costituzione non tutela la procreazione

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La Costituzione non tutela la procreazione. Punto.

La Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile.
Buon Dio, aiutali tu, davvero. Ma quando mai?
A parte il messaggio che è di per sé aberrante (“Procrea quando te lo dico, sii cosciente e responsabile, come ti dico io, non accettare caramelle dagli sconosciuti, i figli nati come dico io sono buoni, gli altri iettali”), c’è un’ignoranza di base che davvero mi sconforta.

Essendo io una giurista, anche se scarsa e scaduta, non ho potuto fare a meno di stare attenta alle parole di quello che considero – per deformazione professionale – il copy peggiore della campagna.
Ecco, perché, va bene la pubblicità progresso, va bene la voglia di puntare su argomenti fondamentali come la fertilità e la famiglia, perché lo sono, sono argomenti importantissimi.
Ma i contenuti hanno la loro centralità, cazzo.
La forma, che è sostanza, anche.

La Costituzione non tutela proprio quella cosa che dice la pessima campagna del #fertilityday (ma dove diavolo è scritto che tutela la procreazione?).
Anzi, nella fattispecie, sono andata a riguardarmi che cosa tutela la Costituzione. O meglio, la Repubblica.

Rileggendomi i 139 articoli, ho appurato che la Repubblica tutela, in ordine semi-sparso: le minoranze linguistiche, il patrimonio artistico, storico, il paesaggio, il lavoro e, infine, sì, tutela la salute, caro il mio articolo 32. Della procreazione non c’è traccia, né tanto meno cosciente e responsabile (dare degli aggettivi alla procreazione è come decidere, a prescindere, che qualcuno può fare figli e qualcuno no. Per fortuna ci pensa la natura, mi ha detto una volta un sindaco di paese. E’ come giudicare la vita: pensate che roba se la Repubblica tutelasse la vita degna. Ambè).

Poi, che dire: la Repubblica promuove  la cultura,  riconosce i diritti della famiglia. Un sacco di altre cose. Ma il punto è questo: come un Ministero può citare la Costituzione, che dovrebbe essere la sua bibbia, soprattutto nella parte dei principi fondamentali e dei diritti, sbagliando la terminologia? Nel 1947-48, secondo voi “tutela”, “promuove”, “riconosce” furono usati a caso? O magari hanno un senso preciso? Hai voglia poi a riempirsi la bocca tutti i giorni con la Costituzione. Non serve far finta di mangiarla a colazione, se poi non si è in grado di raccontare il sapore che ha. Non ne faccio una questione medica, solo giuridica e formale (che non è proprio banale). Per il resto, magari la campagna voleva essere provocatoria, non saprei. Se qualcuno si è offeso, era libero di farlo. Io dico soltanto che quando si cita la Costituzione è bene andarsela a rileggere (ogni tanto, ma anche tutti i giorni).

Il dibattito che si è scatenato lo trovo ridicolo pure quello: chi non fa figli non li fa perché non ha le condizioni economiche per farlo? Ok. Ma i figli son sempre nati, anche durante le guerre. Semplicemente, chi non fa figli, non li fa per due motivi: perché non può (ma nel senso che “non vengono”) o perché, molto semplicemente, non vuole: che ci siano sotto-motivi economici, sociali e chissà che altro.

Infine, chiudo con un pensiero per Beatrice Lorenzin, attaccata di aver fatto figli dopo i 40 anni e, quindi, di essere portatrice con disabilità di un messaggio che lei stessa non ha dato (“I giovani genitori sono creativi…” dice la campagna e lei non lo è stata).
Non lo accetto. Mi spiace, ma anche questo fa schifo.
Se si vuole difendere il diritto di fare figli quando si vuole, il diritto a non sentirsi dire come vivere la propria vita dallo Stato, se si vuole difendere un diritto alla sfera privata, è bene essere i primi a dare il buon esempio e dare a Lorenzin il diritto di non vedersi intaccata la propria, di sfera privata.
Nessuno dica a Beatrice Lorenzin quando era meglio che procreasse, visto che nessuno vuole sentirselo dire. Facile, no? Perché ha partorito lei, la donna: Beatrice. Mica lo Stato. Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te. Prima regola del vivere civile. E qui, l’esempio di un ministro non c’entra niente. C’entra la civiltà dei cittadini che vogliono, pretendono e poi non danno.

Ps: ah, e non venitemi a dire che la tutela è deducibile da qualche altro articolo della Costituzione. Perché è una stronzata immensa. Non è scritto. Punto.

Ps2: continuate ad usare il preservativo, piuttosto. Questo forever and ever.

Firmato: una nata negli anni ’80 che ancora – fortunatamente – si sogna il contorno viola della pubblicità progresso contro l’HIV e l’AIDS.

Viaggiare nei Balcani – Breve reportage tra Croazia, Bosnia e Montenegro

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Viaggiare nei Balcani: Croazia, Bosnia e Montenegro

Viaggiare nei Balcani. Purtroppo non sono riuscita a toccare tutti i Paesi che avrei voluto. Ma il viaggio, di per sè, è già stato impegnativo così. Dalla Croazia alla Bosnia, passando per qualche ora dal Montenegro, ci si accorge di essere curiosi. Curiosi di sapere come sia stata quella guerra che, per quelli della mia età, è stata una guerra davvero vicina. Read more