elenaditroia. Elena Sandre

Perché Elena di Troia

Ok, la mia mamma mi chiamò Elena veramente perché le piaceva l’idea  della pelle bianca e morbida come quella della donna della mitologia greca. E poi, sempre per davvero, mi è venuta la dermatite – ce l’hanno in tanti dopo tutto.

Per quanto riguarda invece la scelta del nome del mio blog, in verità, cercavo semplicemente qualcosa di simpatico. Come me. Appurato che “troia”, pur rimanendo una parola che spero nessuno mi dedichi mentre vado a far la spesa, non è indicizzata come sinonimo di prostituta, mi sembrava originale ed eccoci qui. Lo so – perché sono andata a vederlo di recente – che attualmente Troia è in Turchia e che si chiama Turva, cittadina di un centinaio di abitanti appena.

Quando non so, sono felice perché posso imparare. Non pretendo di sapere tutto e non mi interessa ostentare quello che so. Leggo per sapere di più, scrivo per metabolizzare la vita. Non so riconoscere le auto che non siano una Punto o una Panda.
In questo blog, parlerò di libri e parole – la mia quotidianità, il mio lavoro – delle news che sento il bisogno di commentare e condividere (fortunatamente è un’esigenza che non mi prende troppo spesso), dei racconti che mi vengono in mente in treno, sulla metro, nei momenti meno opportuni.  E delle storie sulle quali inciampo tra la Brianza e il resto del mondo. Non mi trucco (lo ripeto, ho la dermatite), bevo caffè e fino al 2010 lavoravo a maglia. Dicono di me che sto tutto il giorno su Facebook ma mentono: smanetto anche su twitter, instagram, snapchat. Per me, per le aziende che si rivolgono a me.

Ah, è assolutamente vero: sono una bigola convinta e odio con tutta me stessa chi avanza il cibo nel piatto.